
Manutenzioni ordinarie a Vicenza
Piccoli interventi programmati che evitano le spese grosse: sigillature, riprese di intonaco, gronde, soglie e davanzali.
Scopri di più →Crepe che si allargano, mattoni che si sbriciolano, architravi che cedono. Mettiamo in sicurezza la muratura intervenendo solo dove serve, senza demolire quello che si può salvare.
Una crepa è un sintomo, non una malattia. Chiuderla con un po' di stucco senza capire da dove arriva significa vederla riaprire dopo un inverno, di solito peggio di prima. Per questo il nostro lavoro su una muratura degradata comincia sempre con una lettura: che forma ha la lesione, dove comincia e dove finisce, se è passante, se segue i giunti o taglia i mattoni. Ognuna di queste cose racconta una storia diversa.
In provincia di Vicenza incontriamo soprattutto quattro situazioni. Gli edifici in sasso delle valli, verso Schio, Valdagno e Recoaro, che lavorano di assestamento e soffrono l'acqua che scende dal versante. Le case a corte e i rustici della pianura, con muri in mattone pieno che hanno perso la malta nei giunti e si sfarinano alla base. Le palazzine anni Sessanta e Settanta, dove il problema è quasi sempre il ferro che si ossida nel cemento di balconi, frontalini e architravi. E gli edifici del centro storico di Vicenza, dove alla fragilità del materiale si somma il vincolo, e quindi la necessità di lavorare con tecniche compatibili.
È l'intervento classico sulle murature in mattone o in pietra. Si rimuovono a piccoli tratti gli elementi ammalorati e si sostituiscono con materiale compatibile, ammorsando bene con la muratura esistente. Si lavora per porzioni limitate, mai su tutto il tratto insieme, così il muro non perde mai la sua capacità portante. È lento, ma è il modo più rispettoso di guarire un muro antico.
Quando la muratura è a sacco — due paramenti esterni e un riempimento interno disordinato, tipico delle case in sasso vicentine — il problema spesso non si vede: dentro ci sono vuoti. Le iniezioni di miscele a base di calce idraulica riempiono quei vuoti e restituiscono continuità al muro senza toccare l'aspetto esterno.
Sulle lesioni passanti si inseriscono barre in acciaio inox o in fibra, alloggiate in perfori inclinati e sigillate con malta, che ricuciono i due lembi della fessura. È l'intervento che serve quando la lesione non è solo estetica ma ha separato davvero due porzioni di muratura.
Sui balconi e sui frontalini degli edifici del dopoguerra si asporta il calcestruzzo degradato, si spazzola il ferro fino al metallo vivo, si applica il passivante e si ricostruisce la sezione con malte tissotropiche. Senza il passaggio sul ferro il problema torna, puntuale, dopo pochi anni.
Questo vocabolario serve a farsi un'idea, non a fare diagnosi. Se la crepa la preoccupa, la fotografi con accanto un oggetto di misura nota — va benissimo una moneta — e ce la mandi: è il modo più veloce per capire se possiamo aspettare la settimana prossima o è meglio venire subito.
Una singola lesione ricucita con tirantini e ripresa di intonaco si risolve in due o tre giornate. Uno scuci e cuci su una porzione di muro in sasso di qualche metro quadro richiede in genere una settimana, perché va fatto per tratti e ogni tratto deve fare presa prima di passare al successivo. Il ripristino di un frontalino di balcone sta di norma dentro le due giornate. In preventivo le indichiamo sempre le giornate previste e se serve ponteggio o piattaforma, che spesso è la voce che pesa di più.
Lo stesso metodo su ogni cantiere, grande o piccolo che sia.
I segnali da prendere sul serio sono tre: la crepa è più larga di due o tre millimetri, attraversa il muro da parte a parte, oppure è diagonale e parte dagli angoli delle aperture. Se poi si allarga nel tempo va vista subito. Le crepe sottili e verticali sull'intonaco sono invece quasi sempre solo estetiche.
Il metodo più semplice è il testimone: si applica una placchetta di gesso a cavallo della fessura e si controlla dopo qualche settimana. Se il gesso si spacca, il movimento è attivo. Nei casi importanti si usano fessurimetri graduati letti per qualche mese.
Quasi sempre sì. Con lo scuci e cuci si sostituiscono solo i mattoni ammalorati, con le iniezioni si riempiono i vuoti interni, con i tirantini si ricuciscono le lesioni. La demolizione è l'ultima opzione, non la prima.
Per lesioni superficiali no. Quando la lesione interessa elementi portanti, o quando serve una pratica edilizia, ci appoggiamo a un tecnico strutturista di fiducia: è lui a definire l'intervento e noi lo eseguiamo. Glielo diciamo con franchezza già in sopralluogo.
Questo servizio è disponibile in tutta la provincia di Vicenza.
Spesso questi lavori vanno a braccetto: chieda un preventivo unico e risparmia tempo.

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Scopri di più →Ce la fotografi e ce la mandi su WhatsApp: le diciamo subito se è una cosa da tenere d'occhio o da guardare da vicino.