
Crepe nei muri: quali sono pericolose e quali no
Una guida per capire, guardando una lesione, se serve chiamare subito o si può aspettare.
Leggi l'articolo →La domanda giusta non è quale intonaco è migliore, ma quale è compatibile con il muro che ha sotto.
Nelle discussioni sui materiali edili l'intonaco a calce ha assunto negli ultimi anni un'aura quasi salutistica, e il cemento quella del cattivo. È una semplificazione che non aiuta. La verità meno appassionante è che sono due materiali con campi di applicazione diversi, e che l'errore non sta nello scegliere l'uno o l'altro, ma nel metterli dove non vanno.
Un intonaco non è un rivestimento indipendente: è uno strato solidale con il muro. Deve muoversi con lui, scambiare umidità con lui, e resistere quanto lui. Da qui discende il principio che guida ogni scelta: l'intonaco deve essere meno rigido del supporto, non più rigido.
Quando l'intonaco è più rigido del muro succede questo: il muro si dilata, si contrae e assesta con le stagioni; l'intonaco non riesce a seguirlo e si fessura. L'acqua entra nelle fessure, non riesce a uscire perché la superficie è impermeabile, e alla prima gelata stacca il materiale a placche. È la storia di migliaia di facciate di edifici antichi rifatte con premiscelati sbagliati fra gli anni Settanta e Novanta.
La calce idraulica naturale è la scelta corretta su tutte le murature storiche: pietra, mattone pieno, murature miste, murature a sacco. Cioè, in provincia di Vicenza, sulle case delle contrade di valle, sui nuclei storici di Vicenza, Bassano, Marostica e Lonigo, sulle corti agricole della pianura, sui rustici e sugli annessi.
Il prezzo da pagare è il tempo. La calce fa presa lentamente, va protetta dal sole diretto e dal gelo nelle prime fasi, e chiede stagionature più lunghe prima di poter essere tinteggiata. Su un cantiere di facciata questo si traduce in settimane, non giorni.
Sui supporti moderni — laterizio forato, blocchi, calcestruzzo, murature di edifici costruiti dagli anni Sessanta in poi — un intonaco premiscelato a base cementizia è la soluzione sensata. È più rapido, si applica a macchina sulle superfici grandi ottenendo ottima planarità, costa meno e raggiunge resistenze meccaniche superiori.
Su questi supporti non ci sono controindicazioni: la muratura moderna non ha bisogno dello stesso scambio igrometrico di una muratura in sasso, ed è già progettata per lavorare con materiali rigidi. Insistere con la calce dove non serve significa solo allungare i tempi e aumentare il costo.
Se il muro è stato costruito prima che esistesse il cemento armato, usi la calce. Se è stato costruito dopo, il premiscelato cementizio va bene. Le eccezioni esistono, ma questa regola da sola evita la maggior parte degli errori.
Dove c'è stata o c'è umidità di risalita, non serve un intonaco normale ma un deumidificante macroporoso: un intonaco a base di calce con una struttura a pori grossi, studiata per far evaporare l'acqua e per ospitare i sali al proprio interno invece di lasciarli affiorare in superficie. Va sempre abbinato alla soluzione della causa, non usato da solo.
Quando su una stessa parete convivono materiali diversi — una traccia impiantistica chiusa, un vecchio tamponamento, una porzione ricostruita — si mette una rete portaintonaco a cavallo del punto di contatto. Senza, la crepa ricompare esattamente lungo quella linea entro un paio di stagioni, ed è una delle lesioni più facili da prevenire in assoluto.
Negli edifici di centro storico, dove un cappotto esterno non è autorizzabile, esistono intonaci termici a base di calce e inerti alleggeriti. Non raggiungono le prestazioni di un cappotto, ma migliorano sensibilmente il comfort senza alterare l'aspetto della facciata.
Può scegliere l'intonaco perfetto e avere comunque un risultato mediocre, se si saltano questi passaggi.
Un ultimo dettaglio che vale tutto l'articolo. Sotto ogni davanzale deve esserci il gocciolatoio: una piccola scanalatura che stacca la goccia d'acqua dalla facciata. Quando manca, la pioggia scorre sotto il davanzale e rientra sul muro. Da lì nascono quelle due strisce scure verticali sotto le finestre che si vedono su moltissimi edifici. Rifare l'intonaco senza rifare il gocciolatoio significa rivedere le strisce entro un paio d'anni, qualunque sia il materiale scelto.
Benini Restauri – impresa artigiana di opere murarie attiva a Vicenza e provincia. Scriviamo questi articoli con quello che vediamo in cantiere tutti i giorni. Per un parere sul suo caso specifico, il sopralluogo è gratuito.
Consigli pratici da chi le murature le tocca tutti i giorni.

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